Chirurgia Estetica

RINOPLASTICA

La chirurgia correttiva del naso è certamente tra le più comuni procedure di chirurgia estetica ed anche tra le più affascinanti e difficili. Questo intervento viene effettuato allo scopo di riparare inestetismi che sono di regola congeniti o secondari a traumi.

L’operazione potrebbe essere effettuata anche su ragazzi di quindici/sedici anni, mentre nelle persone che hanno superato i cinquant’anni è preferibile procedere a limitati cambiamenti della forma del naso ed eventualmente inserirli in un programma di ringiovanimento della faccia in associazione ad un lifting e/o ad una blefaroplastica.

L’intervento viene effettuato con incisioni all’interno del naso a meno che non si utilizzi la così detta “tecnica aperta”: questa prevede un taglio molto piccolo alla base del naso e di regola il segno è impercettibile. I risultati che si conseguono con le due metodiche, nelle mani di chirurghi esperti, possono essere in entrambi i casi eccellenti; in linea di massima si ricorre alla “tecnica aperta” nelle rinoplastiche secondarie, nei nasi fortemente deviati e nelle ricostruzioni post-traumatiche per la maggiore facilità di apposizione di innesti ossei o cartilaginei che spesso devono essere utilizzati in questi casi.

La scelta del risultato ideale viene fatta dal paziente e dal chirurgo sulla scorta di un accurato studio preoperatorio in vivo e su foto digitali del soggetto. Personalmente utilizzo avanzati sistemi di foto ritocco virtuale (Crisalix) che consentono di discutere con il paziente sulle possibili opzioni alternative di correzione.  Si utilizza anestesia generale o locale con sedazione a seconda del grado di complessità e della situazione psicologica del soggetto. In caso di semplice rinoplastica non è necessario applicare i tamponi. Se si associa una plastica funzionale del setto è preferibile tamponare anche solo per 24 ore. Sul dorso del naso viene posta una placchetta in materiale termoplastico a protezione e a limitare il gonfiore post-operatorio che si rimuove dopo una settimana. Di regola dopo una ventina di giorni dall’intervento il grosso del gonfiore sarà scomparso. L’intervento di rinoplastica non è, di regola, a atto doloroso; vi è solo il disagio provocato dal gonfiore e dalle ecchimosi e da una iniziale difficoltà a respirare a causa della formazione di crosticine all’interno delle narici.

BLEFAROPLASTICA

Con il passare degli anni o anche per condizioni familiari o genetiche, si verificano le seguenti alterazioni che coinvolgono l’area palpebrale:

– Discesa della porzione laterale del sopracciglio.

– Rilassamento e ripiegamento della palpebra superiore che talvolta pende come un grembiule sugli occhi, limitando o rendendo difficoltosa la vista .

– Rilassamento della palpebra inferiore con comparsa di numerose e piccole rughe e gonfiore della stessa causato dal protrudere dei lobuli di grasso sottostante. Tutte queste alterazioni possono essere corrette, in anestesia locale, con un intervento così detto di blefaroplastica.

In genere nella palpebra superiore si effettua la rimozione della pelle in eccesso calcolandone preoperatoriamente l’eccesso; l’incisione viene effettuata lungo quella piega naturale nella quale si articola il movimento di apertura e chiusura della palpebra per cui la cicatrice residua è praticamente invisibile. Di regola viene anche rimosso la borsa di grasso presente nell’angolo interno dell’occhio. Spesso è opportuno imbottire il bordo orbitario con del grasso (lipofilling) oppure con dell’acido ialuronico.

Questa metodica risponde alle più moderne valutazioni estetiche secondo le quali un occhio giovanile deve essere pieno al contrario di quello di una persona anziana che, appare abitualmente svuotato. Riempimento quindi per dare un aspetto giovanile allo sguardo!

Lo stesso risultato lo si può ottenere spostando la borsa interna più lateralmente.

Nella palpebra inferiore ci sono due possibilità: o procedere con una incisione sul versante interno (blefaroplastica transcongiuntivale) oppure effettuarla sulla pelle a pochi millimetri dal bordo ciliare (blefaroplastica trans-cutanea). La prima metodica viene scelta quando vi è poca o nessuna necessità di rimuovere pelle in eccesso. La seconda tecnica invece prevede sempre uno scollamento della pelle con eliminazione della quantità in eccesso.

Al di sotto della palpebra inferiore vi sono tre borse adipose: possono essere resecate nel loro eccesso oppure riposizionate ad imbottire il solco che si forma tra la palpebra e lo zigomo (solco palpebro-giugale o valle delle lacrime). Lo stesso e etto può essere ottenuto con il lipofilling o acido ialuronico . Per proteggere dal rischio di una modi ca della forma dell’apertura palpebrale o, viceversa se voluto, per modi carne l’andamento, è sempre opportuno effettuare una cantopessi o una canto plastica dinamica.

Un certo gonfiore ed eventualmente qualche livido è normalmente presente per 5/6 giorni. Dopodiché è possibile applicare un trucco o utilizzare correttori di colore per mascherare i segni residui  no alla loro completa scomparsa (circa 20 giorni).

MENTOPLASTICA

La correzione estetica del mento è una procedura spesso opportuna quando una paziente chiede al chirurgo plastico una rinoplastica correttiva o anche un procedimento di lifting facciale. Nel primo caso si attua una così detta profilo-plastica, cioè la correzione del pro lo del viso che è caratteristicamente marcato dal naso e dal mento. Nel secondo caso si otterrà un risultato più stabile e equilibrato quando è presente un notevole rilassamento della pelle della faccia.

Vi sono sostanzialmente due tipi di difetti: da iposviluppo (micro-genia e retrazione mandibolare) e da ipersviluppo (macro-genia e protrusione mandibolare).

In caso di micro-genia è spesso sufficiente inserire una protesi attraverso una piccola incisione praticata all’interno del labbro inferiore lungo il fornice gengivale. Queste protesi sono di materiale alloplastico o anche biologico a seconda dei casi o delle preferenze.L’intervento dura pochi minuti e richiede solo anestesia locale. Si applicano alcuni cerotti a protezione e immobilizzazione della protesi per circa una settimana; di regola vi è un modico gonfiore che scompare in una quindicina di giorni. In caso di macro-genia (in cui è solo il mento ad essere più sviluppato) si effettua un intervento di riduzione attraverso un approccio simile all’intervento di protesi. Nel caso in cui tutta la mandibola ha uno sviluppo anomalo, è presente anche una mal-occlusione dentaria, per cui è necessario affrontare il problema, oltre che chirurgicamente, anche con adeguato trattamento ortodontico. L’intervento chirurgico consisterà nel riposizionamento funzionale,oltre che estetico della mandibola ed è certamente più impegnativo rispetto al precedente.

LIFTING FACCIALE E LIFTING DEL SOPRACCIGLIO

Lifting facciale

I segni di invecchiamento e rilassamento della pelle del viso sono in genere particolarmente evidenti al di sotto del mento e del collo, coinvolgono le palpebre e le sopracciglia e le pieghe agli angoli della bocca. Le rughe che generalmente accompagnano queste condizioni si rendono evidenti alle labbra, alla fronte e attorno agli occhi. Vi sono condizioni legate al tipo costituzionale e alle abitudini di vita che possono accelerare ed accentuare processi di invecchiamento: individui con la pelle chiara e secca di regola invecchiano prima e più rapidamente; prolungate esposizioni al sole asciugano e raggrinzano la pelle più rapidamente.

Lifting facciale o Ritidectomia sono termini applicati ad una varietà di procedure che consistono nello stiramento della pelle del viso allo scopo di eliminare le pieghe da rilassamento e le rughe. Generalmente le parti interessate sono il collo, la regione sotto-mentoniera, le guance, gli zigomi e la regione delle tempie. Talvolta vengono coinvolte anche la fronte e le sopracciglia che possono essere anche trattati separatamente, tanto che è corretto parlare di lifting del terzo superiore (fronte e regione peri-orbitaria) del terzo medio (guancia, zigomi e bordo mandibolare) e inferiore (collo e area sotto-mentoniera).

L’intervento prevede un’incisione all’interno dei capelli per circa 5 cm al di sopra dell’orecchio; esso si congiunge con un’altra praticata al davanti o all’interno dell’orecchio stesso e che, circondando il lobo auricolare, sfuma all’interno dei capelli nella regione della nuca. Vi sono moltissime varianti a questa procedura a seconda del tipo di alterazioni e delle caratteristiche  fisionomiche del soggetto. Nei soggetti più giovani l’incisione in genere si ferma in alto in corrispondenza della basetta ed in basso al di dietro del lobo dell’orecchio o poco più su.

L’intervento prosegue con il sollevamento e stiramento della pelle attuando, contemporaneamente, una plastica della sottostante muscolatura facciale che da stabilità e durata al risultato. Questa plastica del sistema muscolo-fasciale (il così detto SMAS) viene attuato con plicature o scollamento dello stesso e con punti di  cassazione a lento assorbimento.

Lifting del sopracciglio

Il lifting del sopracciglio è una procedura spesso effettuata contemporaneamente ad una blefaroplastica. Infatti il sopracciglio rientra anatomicamente nell’area peri-orbitaria e pertanto è oggetto di trattamento quando viene richiesta un miglioramento di tutta questa area. Infatti una blefaroplastica non può sollevare il sopracciglio, condizione spesso essenziale al conseguimento di un buon risultato estetico; in realtà è possibile sollevare il sopracciglio con un cosiddetto “lifting chimico” e cioè l’infiltrazione con tossina botulinica che agisce mettendo a riposo alcuni muscoli che portano giù il sopracciglio e , di conseguenza, privilegiando l’azione di altri che viceversa lo spingono su.

Se si vuole invece intervenire chirurgicamente vi sono almeno tre possibili soluzioni:

– Il lifting diretto, con asportazione di una piccola semiluna di pelle al di sopra di esso.

• Il lifting profondo con una piccola incisione nella tempia e piano di scollamento sovra

fasciale.

• Il lifting di Fogli che prevede stessa incisione del precedente ma un doppio piano di scollamento.

E’ anche possibile effettuare un approccio con mini-incisioni in endoscopia eventualmente abbinando al lifting del sopracciglio quello del terzo medio del volto, ovvero la regione dello zigomo. In ne è descritto anche un lifting interno del sopracciglio attraverso l’incisione della blefaroplastica superiore: più di un lifting ( cioè di un sollevamento) si tratta di una stabilizzazione del sopracciglio utile nei casi di marcata dermatocalasi.

OTOPLASTICA

Le orecchie a sventola sono un comune e frequente piccolo inestetismo che ha, però, un grande rilievo psicologico in particolare sui bambini e vengono per questo spesso presi in giro dai coetanei. Talvolta si tende a rimandare l’intervento di correzione ad un’età adulta, nella errata convinzione che è necessario aspettare il completo sviluppo.

Recentemente è stato introdotto sul mercato un dispositivo denominato “Earfold” che inserito sotto pelle con un piccolissimo taglio in anestesia locale e con una procedura che non dura più di 15/20 minuti, consente di correggere la gran parte delle orecchie a ventola riducendo notevolmente anche il gonfiore e i tempi di assestamento.

Viceversa questo è un intervento che può essere effettuato anche a 5/6 anni di età evitando così al bambino un inutile e dannoso scherno da parte dei compagni.

L’intervento consiste nel creare quelle convoluzioni dell’orecchio che sono normalmente presenti e nel riposizionarlo secondo un angolo più aderente alla testa. Ciò si effettua con un’incisione posteriore e quindi non visibile, scollamento della pelle e modellamento della cartilagine. Quest’ultimo punto è fondamentale per avere un buon risultato ed evitare le recidive; la cartilagine del padiglione auricolare è dotata della cosiddetta “memoria dell’elasticità” che deve essere adeguatamente trattata per il conseguimento di un risultato gradevole e stabile.

Al termine dell’operazione che, almeno negli adulti e nei soggetti collaboranti, può essere effettuato in anestesia locale, si pone un bendaggio elastico moderatamente compressivo per una quindicina di giorni, allo scopo di proteggere le orecchie e minimizzare il gonfiore. In ogni caso l’intervento è ambulatoriale.

Recentemente è stato introdotto sul mercato un dispositivo denominato “Earfold” che inserito sotto pelle con un piccolissimo taglio in anestesia locale e con una procedura che non dura più di 15/20 minuti, consente di correggere la gran parte delle orecchie a ventola riducendo notevolmente anche il gonfiore e i tempi di assestamento.

CHEILOPLASTICA

La cheiloplastica è quell’intervento o l’insieme di operazioni che servono a correggere il volume e la forma delle labbra. Esse possono essere talvolta eccessivamente pronunciate, ma più frequentemente appaiono sottili e poco carnose. Nel primo caso spesso si è in presenza di alterazioni di volume provocate da infiltrazione di sostanze frequentemente usate in passato per effettuare riempimenti di volume quali, ad esempio, silicone liquido o varie sostanze non assorbibili (Aquamid, Bioalcamid etc).

Purtroppo queste sostanze si sono rilevate alla lunga causa di frequenti problemi, quali, ad esempio, formazione di corpi estranei (granulomi) migrazione incontrollata del prodotto con alterazione delle forme e anche una certa facilità a provocare fenomeni in ammatorie /o infettivi.

Per tutti questi motivi è necessario spesso intervenire per rimuovere le sostanze: In caso di silicone, poiché esso impregna i tessuti e non può essere aspirato la rimozione può essere effettuata solo chirurgicamente e, contemporaneamente si attua un rimodellamento/riduzione delle labbra. Nelle caso delle altre sostanze menzionate è, viceversa talvolta possibile, mediante una semplice puntura con ago spremere via il prodotto e eliminarne la presenza. Molto più frequenti sono le richieste di aumento di volume; ci sono varie tecniche a disposizione che vanno dall’ovvio utilizzo di sostanze biocompatibili ( e assorbibili) quali i vari tipi di ac. Jaluronici cross-linkati che assicurano una certa durata al risultato (da 6 ai 12 mesi) oppure si può ricorrere ad interventi in anestesia locale utilizzando innesti di derma-grasso prelevati dal paziente (sono i più a dabili perché non c’è rigetto e il grado di riassorbimento è minimo), lipofilling (maggior grado di riassorbimento), plastiche di eversione a V-Y o anche protesi in silicone morbidorecentemente introdotte in commercio.

Nel caso di lipofilling si procede come di consueto aspirando il grasso da altra sede e iniettandolo nelle labbra; in caso di innesto di derma-grasso o, se si preferisce, di impianto di protesi al silicone esse vengono impiantate previa piccola incisione all’angolo delle labbra e formazione di un tunnel sottomucoso nel quale l’innesto stesso viene fatto scorrere e posizionato. Il tutto in anestesia locale e ambulatorialmente.

LIPOFILLING E LIPORISTRUTTURAZIONE

Il lipofilling è quella metodica che sfrutta il grasso come riempitivo in diverse aree corporee; questo può riguardare eventuali esiti di lipoaspirazione con eccessiva rimozione di grasso in alcuni punti oppure riempimento di solchi o rughe del volto, come anche labbra sottili o guance scavate etc. L’uso del grasso quale riempitivo è in realtà una metodica piuttosto vecchia e i risultati sono stati giudicate in modo piuttosto controverso nel corso degli anni e dai vari chirurghi utilizzatori. E’ certo che è necessario evitare di traumatizzare in modo eccessivo il grasso sia nella fase di prelievo che in quella di impianto poiché l’eccessivo traumatismo determina la quasi certa morte delle cellule adipose che si riflette in un fallimento della procedura.

Il grasso viene prelevato dall’addome o dalle cosce o da qualsiasi altra fonte disponibile. Successivamente al prelievo il grasso può essere centrifugato o messo semplicemente a decantare o possono esser utilizzate altre metodiche di separazione tra le cellule adipose e il liquido siero- ematico. Dopo questa prima fase il grasso viene passato con un adattatore dalle siringhe utilizzate per il prelievo (in genere più grosse) a quelle indicate per l’impianto (in genere da 1 ml). Attraverso una serie di tunnel sovrapposti e ponendo attenzione a non soffocare il grasso impiantandone un’eccessiva quantità esso viene fatto progressivamente fuoriuscire usando la tecnica retrograda. I fori di incisione necessari sono millimetrici e in pratica non residua alcuna cicatrice visibile. E’ sempre possibile un certo grado di riassorbimento di cui il paziente deve essere informato prima di accettare la procedura. In ogni caso l’operazione è ripetibile, se necessario, a distanza di pochi mesi, per migliorare il risultato ottenuto.

Da un punto di vista tecnico e in riferimento agli obbiettivi che ci si propone di ottenere (se maggiormente di riempimento piuttosto che di biostimolazione, vengono praticate attualmente differenti metodiche:

• Il macrograft con l’obbiettivo di ottenere un adeguato riempimento in aree estese quali il seno o le natiche. Il grasso viene centrifugato o decantato.

• Il micrograft per aree critiche quali alcune del volto per evitare noduli palpabili o visibili (queste prime due metodiche hanno come obiettivo principale dare volume alle parti trattate).

• Il nanograft o “snif” ( acronimo che sta per “iniezione intradermica di grasso”) di in cui il grasso viene progressivamente frantumato per reclutare il più possibile cellule staminale e sfruttarne l’effetto rigenerativo.

I risultati più entusiasmanti con l’uso di questa metodica si ottengono per“ringiovanire” il volto in pazienti che non desiderano o non possono sottoporsi ad interventi di lifting facciale. In questi casi infatti, oltre all’effetto di riempimento che indubbiamente rende un volto più fresco e giovanile, viene sfruttato anche l’effetto di biostimolazione determinato dalla presenza nell’emulsionato adiposo delle cellule staminali; infatti in questi casi si nota un progressivo miglioramento, riscontrabile anche a distanza di anni rispetto all’epoca dell’operazione, sia della qualità cromatica che del tono della pelle del volto.

LIFTING DELLE BRACCIA E DELLE COSCE

Lifting delle braccia

L’intervento di lifting delle braccia ha lo scopo di eliminare la  accidità della pelle in questa parte del corpo e ridare tonicità alla stessa.

Si pratica una incisione lungo la piega che delimita sul lato interno il muscolo bicipite del braccio e si rimuove tutto l’eccesso di pelle e grasso presente. In questo tipo di intervento le cicatrici sono più visibili perché più esposte. Il paziente deve valutare i vantaggi e gli svantaggi che questa operazione comporta parlandone con il proprio chirurgo. Se il rilassamento è molto accentuato è l’unico intervento possibile per migliorare l’aspetto delle braccia; se prevale invece la presenza di grasso abbinata ad un certo tono della pelle sarà preferibile e effettuare una lipoaspirazione. In molte circostanze è possibile e effettuare contemporaneamente i due interventi.

Lifting delle cosce

Lo scopo di questa operazione è analogo a quella precedente: stirare la pelle della parte interna delle cosce eliminandone l’eccesso assieme al grasso presente. Anche qui spesso si combinano l’intervento chirurgico con la lipoaspirazione. Diversamente dal lifting delle braccia le cicatrici possono essere poco visibili poiché vengono collocate nella piega naturale dell’inguine.

ADDOMINOPLASTICA

E’ la procedura indicata per risolvere i problemi di rilassamento e obesità localizzate all’addome. L’intervento di addominoplastica consiste nella eliminazione di tutta la pelle e il grasso presenti nei quadranti inferiori dell’addome, all’incirca la zona compresa tra ombelico e pube. Sulla posizione inferiore dell’addome al limite del pube e comunque in un’area che viene normalmente coperta dallo slip o dal costume da bagno viene disegnata la linea di incisione, più o meno orizzontale e portata lateralmente a seconda delle necessità. Una volta incisa la pelle lungo la linea precedentemente disegnata, la (pelle) stessa viene sollevata dalla parete addominale. Si procede quindi alla plastica muscolare, ovvero al rinforzo dei muscoli che costituiscono la parete addominale e quindi la pelle viene stirata verso il basso eliminandone la quantità in eccesso.

Tutte le smagliature presenti in quella parte di pelle comprese tra ombelico e pube vengono eliminate. Quelle poste nelle parti più alte dell’addome vengono sensibilmente ridotte. Inoltre è possibile eliminare del tutto o in parte cicatrici di interventi precedenti quali appendicectomia, parto cesareo ecc.

Dopo l’operazione viene fatta indossare una guaina o una panciera contenitiva da portar per un mese circa. I primi giorni è necessario camminare un po’ piegati in avanti e quando si è sdraiati assumere una posizione che eviti lo stiramento della ferita. La guarigione avviene in 15 giorni circa, ed è ovvio che durante questo periodo bisogna evitare sforzi che possano comprometterla o ritardarla. Una eventuale attività sportiva dopo un paio di mesi.

Va sempre valutata l’opportunità di e effettuare l’addominoplastica assieme ad altre procedure che riguardano il rimodellamento corporeo, quali lipoaspirazioni (lipoaddominoplastica) e lifting dell’interno coscia. In questo modo si affronterà in modo più completo un problema che quasi mai riguarda una sola parte del corpo ed il risultato  finale sarà ovviamente migliore. In particolare è ormai nella routine chirurgica l’operazione di lipoaddominoplastica che viene effettuata facendo precedere un ampio sgrassamento dei lembi addominali al tradizionale lifting della pelle dell’addome.

LIPOASPIRAZIONE E LIPOSCULTURA

La lipoaspirazione è una procedura che, seppure apparentemente semplice, deve essere effettuata con estrema perizia e precisione, spesso implica diverse ore in sala operatoria per poter essere effettuata con la necessaria accuratezza e, nei casi di trattamento contemporaneo di più aree, obbliga ad un ricovero almeno di una notte in clinica.

I migliori casi sono quelli con piccoli accumuli di grasso localizzati in regioni specifiche quali, esterno cosce,  fianchi, addome o ginocchia. Anche in situazioni meno favorevoli la liposuzione può conseguire per altro risultati molto brillanti, sfruttando l’elasticità della pelle che si retrae anche dopo asportazione di grosse quantità di grasso.

La lipoaspirazione in realtà elimina esclusivamente l’accumulo eccessivo di grasso, ma ci si può aspettare un miglioramento dell’aspetto esterno della pelle attraverso uno scollamento superficiale che determina un effetto lifting.

Questa tecnica assieme ad una asportazione selettiva e differente del grasso nelle diverse zone viene chiamata liposcultura.

In generale l’intervento di lipoascultura viene effettuato introducendo, attraverso un’ incisione di 1/2 cm, una cannula con la punta smussa e provvista di fori, nella zona da trattare. La cannula, collegata ad una pompa aspirante o ad una siringa a vuoto, consentirà l’aspirazione di quella quantità di grasso che il chirurgo valuterà opportuno. Altre metodiche sono la lipo ad ultrasuoni, la vibro-lipoaspirazione, la idro-lipoaspirazione e la laser-lipo: nessuna di queste tecniche è di per se superiore nel risultato alla lipoaspirazione meccanica poiché, in questo specifico settore della chirurgia estetica il risultato non lo determina la macchina ma la capacità che ha il chirurgo di saper modellare con perizia e pazienza le parti del corpo soggette al trattamento.

Infatti si può considerare la lipoaspirazione un vero e proprio modellamento in vivo.

In media, e a seconda della quantità di grasso presente nelle varie zone che possono essere

trattate contemporaneamente, vengono aspirati 2/4 litri di grasso. Piccoli e medi accumuli possono essere trattati ambulatorialmente e cioè in anestesia locale con sedazione.

Il coinvolgimento di più aree quali, addome, fianchi e cosce, obbliga ad un anestesia generale o spinale e eventualmente al ricovero di un giorno. Al termine dell’intervento si fa indossare al paziente una guaina elasticizzata o delle semplici calze elastiche a seconda delle zone trattate.

MASTOPLASTICA ADDITIVA

L’aumento del volume del seno viene attuato attraverso l’impianto di protesi adeguate, quando il volume dello stesso è congenitamente piccolo o notevolmente diminuito, come si veri ca dopo una gravidanza. Altre applicazioni delle protesi mammarie sono quelle condizioni congenite (assenza più o meno totale della mammella o Sindrome di Poland) o acquisite (asportazione della stessa per un tumore maligno) in cui si voglia ricreare un volume ed una salienza mammaria uguale a quella della mammella sana.

Vi sono diversi tipi di protesi sia per quanto riguarda l’involucro che il suo contenuto e la formaL’involucro può essere costituito da un polimero di silicone liscio o più spesso testurizzato o anche rivestite da poliuretanoil contenuto è, di regola, costituito da un gel di silicone più o meno coesivo, con l’eccezione di alcune che sono riempite di soluzione  fisiologica e cioè acqua sterile.

Per quanto riguarda in ne la forma vi sono sostanzialmente protesi rotonde o protesi anatomiche (a goccia). Queste ultime presentano il vantaggio rispetto alle rotonde di garantire un risultato più naturale ma non in tutti i casi; vi sono condizioni che indirizzano all’utilizzo delle protesi anatomiche, come ad esempio mammelle molto piccole o assenti in pazienti magre o le cosiddette “mammelle tuberose”, così come esistono inestetismi del seno che vengono meglio corretti con protesi rotonde. La scelta sul tipo di protesi da utilizzare deve essere lasciata al chirurgo il quale ha le conoscenze e l’esperienza per poter giudicare quale protesi sia preferibile utilizzare in ogni singolo caso. Infatti, oltre ai desideri e alle aspettative della paziente, devono essere dal chirurgo considerati alcuni parametri  sici quali ampiezza del torace, tensione della pelle, presenza e spessore della ghiandola mammaria sovrastante e così via. Le protesi vengono inserite attraverso una piccola incisione (3-4 cm) o nel solco sottomammario, o sul bordo dell’areola o nell’incavo dell’ascella a seconda dei singoli casi e delle preferenze. Attraverso l’incisione viene creata un alloggiamento, sotto la ghiandola, sotto la fascia o sotto il muscolo pettorale. La complicanza principale di questa operazione è nella possibilità che si abbia un indurimento innaturale della mammella (contrattura capsulare periprotesica). Questo fenomeno, in passato alquanto frequente, è oggi quasi scomparso grazie all’uso di protesi più sicure e al posizionamento delle stesse in sede preferibilmente sottomuscolare o sottofascialee all’uso di farmaci che contrastano la sua formazione (antileucotrienici).

MASTOPLASTICA RIDUTTIVA

Ipertro a (aumento di volume) e ptosi (rilassamento) della mammella sono condizioni piuttosto frequenti e causa di notevole imbarazzo psicologico, e talvolta  fisico, alle donne che ne sono afflitte.

Vi sono moltissime tecniche descritte da vari chirurghi nel corso degli anni e, in qualche modo, ogni operatore introduce nell’operazione un tocco personale, poiché probabilmente questa è l’operazione di chirurgia estetica più creativa in assoluto.

Raggruppiamo schematicamente le tecniche in tre categorie, facendo riferimento alle inevitabili cicatrici residue: Cicatrice esclusivamente contenuta lungo il bordo dell’areola per piccole riduzioni e rassodamenti.

Cicatrice verticale con eventualmente piccola cicatrice orizzontale nel solco sottomammario, in caso di seno mediamente voluminoso e/o rilassato. Cicatrice a “T invertita o ad ancora” nel caso di seni particolarmente voluminosi e/o rilassati.

Nelle ultime due categorie oltre alle cicatrici su descritte, ne esiste sempre una attorno all’areola, quale conseguenza dello spostamento in alto della stessa.

L’intervento consiste nella riduzione del volume della mammella e del suo rimodellamento in modo che si abbia come risultato un seno in posizione alta e di adeguata consistenza.

La forma inoltre dovrà essere conforme ai canoni estetici considerando l’età della paziente. L’intervento dura 2-3 ore può essere e effettuato ambulatorialmente o con un giorno di degenza. Le cicatrici sono evidenti nei primi tempi, ma dopo 6/12 mesi si schiariscono assumendo il colore della pelle circostante. E da rilevare che le normali connessioni tra ghiandola e capezzolo vengono conservate e di regola la sensibilità del capezzolo è conservata, talvolta attenuata nelle prime settimane e, raramente, può non ritornare. Solo nel caso di gigantomastie può essere necessario utilizzare tecniche che prevedono una deconnessione tra areola e ghiandola mammaria con perdita della sensibilità e impossibilità ad allattare in caso di gravidanza.

MASTOPESSI

La mastopessi, più comunemente nota come lifting del seno, è un intervento molto richiesto in chirurgia estetica.

La mastopessi è indicata per le donne che desiderano risollevare un seno cadente (ptosi mammaria) o ridurre e modificare la forma e le dimensioni dell’areola.

La ptosi mammaria può dipendere da una molteplicità di fattori: caratteristiche della pelle, componente adiposa, componente ghiandolare, gravidanza, allattamento, drastici e repentini dimagrimenti, invecchiamento, menopausa, ecc.

Il lifting del seno è un intervento poco doloroso, eseguibile in day-hospital.

MAMMELLE DIFFICILI

Abbiamo voluto raggruppare in questo capitolo tutte quelle condizioni, per altro piuttosto frequenti, che non rientrano nelle due categorie su descritte ma che, inevitabilmente, fanno riferimento in tutto o in parte ad esse per le scelte risolutive.

Asimmetrie mammarie

La correzione delle forme e dei volumi delle mammelle e, quindi creare un seno armonico e gradevole, non è sempre una procedura semplice. Un certo grado di asimmetria tra i due seni è sempre presente e implica l’uso di protesi di differente volume allo scopo di meglio correggere l’asimmetria. Le protesi anatomiche oggi disponibili meglio raggiungono questo scopo sia se la differenza è dovuta ad una diversa proiezione che a una diversa ampiezza delle due mammelle. In altre circostanze le due mammelle si presentano tanto differenti che non è certo sufficiente utilizzare protesi di diverso volume; spesso, infatti, una delle due appare decisamente più grande e con un certo grado di rilassamento rispetto all’altra.

Le forme, quindi, saranno piuttosto diverse, i due capezzoli avranno grandezze e si troveranno ad altezze differenti. In questi casi la procedura chirurgica è ovviamente più complessa e deve tenere conto di tali condizioni: la scelta migliore è quella di adeguare la mammella più grande e rilassata a quella più piccola, con un intervento di mastopessi (sollevamento) o mastoplastica riduttiva. Solo dopo aver simmetrizzato volumi e forme si potranno impiantare in entrambe le mammelle protesi che, a questo punto, potranno essere di volume molto vicino, garantendo al seno una simmetria che è, solo così, destinata a durare nel tempo. Infatti la stabilità delle due mammelle è essenzialmente legata alla similitudine dei suoi componenti per cui, se è prevista una protesi per correggere una mammella piccola, una protesi il più possibile simile dovrà essere utilizzata anche nel seno più grande, dopo averlo sollevato e ridotto.

Mammelle tuberose

Una capitolo a parte rappresentano le così dette mammelle tuberose. Solo apparentemente si tratta di mammelle piccole essendo di fatto mammelle che presentano alcune alterazioni di forma rispetto alla norma: areola larga, mammella di forma cilindrica (come una patata) e non,z come di norma, coniche, distanza areola-solco molto breve ( meno di 4 cm) etc. Se queste anomalie non vengono individuate e adeguatamente corrette ma il chirurgo si limita ad integrare il volume mammario con una protesi il risultato sarà assolutamente insoddisfacente! In altri termini la correzione del seno tuberoso non è una semplice mastoplastica additiva. Le manovre correttive prevedono prima di tutto l’espansione della base della mammella e cioè modi carne la forma da cilindrica a conica; per ottenere questo risultato è necessario ridistribuire i volumi mammari con tecniche adeguate ed è questo il momento più difficile ed impegnativo dell’operazione. Dopodiché si ridurranno i diametri delle areole (se necessario) e si impianteranno (preferibilmente) protesi anatomiche che meglio correggono questi difetti. Il tutto nello stesso intervento chirurgico, ovviamente.

GINECOMASTIA

La ginecomastia è quella condizione nella quale la mammella nell’uomo assume una dimensione (e talvolta una forma) simile a quella femminile. In realtà in molti casi il seno appare appena abbozzato, cioè simile a quello di una giovinetta in età puberale; in altre circostanze, specialmente se associato ad un cospicuo aumento del peso corporeo, può assumere un aspetto ragionevole a quello di un seno maturo e talvolta pendulo.

Si distinguono tre tipi di ginecomastia, ognuno delle quali prevede uno specifico trattamento chirurgico:

1. Ginecomastia vera, nella quale vi è solo un

reale aumento della ghiandola mammaria;

2. Ginecomastia falsa, di regola presente in persone sovrappeso e in cui la componente unica o principale è l’accumulo di grasso nel seno;

3. Ginecomastia mista, che è la combinazione in percentuale variabile delle prime due.

Il trattamento, come accennato è diverso almeno nelle prime due categorie; in caso di

sola ipertro a ghiandolare si dovrà procedere chirurgicamente attraverso un’incisione da praticare sul bordo inferiore dell’areola asportando il tessuto ghiandolare in eccesso con cautela,

e cioè avendo cura di lasciare uno spessore ghiandolare su cliente ad ottenere un risultato naturale ed evitare avvallamenti nella zona. In caso di ginecomastia falsa la miglior opzione è effettuare una liposcultura dell’area di accumulo del grasso del tutto simile a quella che si effettua per eliminare gli accumuli di grasso sui  anche o le cosce, mentre nel caso di forme miste, che per altro sono le più frequenti, il miglior risultato si ottiene dalla combinazione delle due metodiche. In ogni caso alla  ne dell’operazione è necessario indossare una guaina contenitiva per una ventina di giorni in modo da consentire una corretta adesione della pelle alla parete toracica, evitare l’accumulo di liquidi nello spazio sottocutaneo ed in sintesi garantire una perfetta guarigione e un risultato estetico soddisfacente.

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